ET- EROS

Lo scopo del progetto

Il progetto et-eros intende fornire un contributo per la promozione della condivisione e della corresponsabilità tra donne e uomini intesa quale equa ripartizione dei diritti e doveri in ambito sociale, culturale, lavorativo, politico e familiare previsti dalla L.P. 13/ 2012, svincolando i temi della condivisione e della corresponsabilità tra uomini e donne da una mera convenzione sociale e di genere. Infatti, proprio l’aver appiattito sul piano dei diritti individuali una dinamica intersoggettiva che vive per effetto di tutt’altro genere di input, ha sterilizzato il potenziale di complementarità e reciprocità iscritto nella coppia come attrazione tra diversi. Il Legislatore (sia comunitario, sia nazionale, sia provinciale) si sta del resto rendendo conto che la statuizione di principi, pur condivisibili, risulta infine inincidente perché si colloca su un registro enunciativo distante dal piano soggettivo che i protagonisti (uomini e donne concreti, reali, contestualizzati) si trovano a vivere. All’interno di questa dimensione individuale si gioca invece la possibilità della soggettivazione dell’essere donna e uomo, secondo una declinazione che non è mai universale, standardizzata o standardizzabile. La forte connotazione ideologica del tema della parità compromette, proprio nella misura in cui sorvola sulle componenti soggettive delle persone concrete, la possibilità che la relazione tra uomo e donna (o tra persone dello stesso sesso nelle coppie omosessuali) si dipani anzitutto a partire dalla modalità singolare con cui ciascuna componente della coppia sa abitare lo spazio della propria soggettività. 

Pertanto, gli obiettivi espliciti del progetto, intendono contribuire, sul piano culturale, psicologico e quindi anche comunitario nei comportamenti e nelle prassi, a rifondare le condizioni di possibilità di una relazione virtuosamente complementare tra uomo e donna – certamente anche, di conseguenza, nella condivisione dei carichi di fatica e corresponsabilità nella cura, nell’educazione, nel lavoro – liberandola da una contrapposizione tutta dialettica e muscolare sulle definizioni e sui confini formali dei diritti individuali.  

Se c’è una strada alla emancipazione e alla creazione di una comunità capace di essere inclusiva di tutte – nessuna esclusa – le differenze, questa passa da un lavoro individuale sul proprio limite, nella sua coniugazione di genere, come punto di partenza per stabilire una relazione con l’eteros. 

La scommessa culturale del progetto è quella di fare sperimentare in prima persona alle coppie partecipanti , pur nella situazione simulata del contesto formativo, gli inciampi e le contraddizioni dell’incontro tra diversità e la possibilità di convertire tali presunti impedimenti in occasioni di rettifica della qualità della relazione, alimentando altresì il desiderio di incontrare il desiderio dell’altro, in luogo di un’inutile ortopedia addomesticante. Tale nuovo assetto di incontro tra desideri tra i membri della coppia si documenta come capacità inedita di vivere il legame coniugale e di alimentare nel giusto alveo sia il tema generativo dei figli (facendo sopravvivere il legame erotico della coppia all’avvento della funzione genitoriale) sia l’impostazione dell’educazione, svincolandola dall’affermazione asettica di una normatività solo prescrittiva e facendo emergere in tutta la sua significatività e portata il processo dell’eredità nella transizione da figlio/a a uomo/donna.

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